venerdì 14 giugno 2013

Su La Testa!: ITALIA: PERICOLI, SEGRETI E TABU' DELLE BOMBE NUCLEARI NORDAMERICANE

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14.6.13

ITALIA: PERICOLI, SEGRETI E TABU' DELLE BOMBE NUCLEARI NORDAMERICANE



 
il generale Roger Brady - foto USAF
di Gianni Lannes
Il popolo italiano con ben due referendum (negli anni 1987 e 2011) ha chiaramente rifiutato il nucleare. Eppure, stranieri in divisa che si atteggiano a padroni, ci hanno addossato un pericolo addirittura maggiore dell'atomo civile.

Infatti, nel Belpaese sono presenti centinaia di ordigni nucleari, tra cui 90 bombe atomiche modello b 61 (potenza variabile da 30 a 170 chilotoni cadauna), a Ghedi (100 chilometri da Milano), e ad Aviano in Friuli Venezia Giulia. Un arsenale da fine del mondo su cui l’Italia non ha alcun controllo. A novembre dell’anno 2012 il Governo di Washington ha appaltato alla Boeing un potenziamento di questi strumenti di morte al fine di un probabile uso a breve termine.
aeroporto militare di Ghedi (BS): collocazione bombe atomiche U.S.A.

Da un rapporto dell’Usaf si apprende che queste armi tattiche (risalenti agli anni ’60) già allo stato attuale vantano un potenziale distruttivo pari a 900 volte quello scaricato su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.
Questo documento ufficiale  attesta che la «maggior parte dei siti nucleari in Europa non rispetta gli standard di sicurezza necessari, che nelle basi italiane ci sono problemi di edifici di supporto, alle recinzioni depositi, all’illuminazione e ai sistemi di sicurezza».

L’Italia nel 1968 ha firmato il Trattato internazionale di non proliferazione nucleare (ratificato dal Parlamento nel 1975). Il TNP si basa su tre principi fondamentali: 1) disarmo; 2) non proliferazione;  3) uso pacifico in ambito civile del nucleare. Questo Accordo mondiale proibisce agli Stati firmatari “non nucleari” (ossia che non possiedono armi nucleari proprie) di procurarsi tali armamenti, ed agli Stati nucleari di fornire loro tecnologie nucleari belliche.
 Aviano (Friuli Venezia Giulia): collocazione bombe atomiche U.S.A.. modello b 61

Il problema è di rilevanza europea in ragione del fatto che soltanto di questo tipo di ordigni bellici, la superpotenza a stelle e strisce ne detiene ben 480 nel Vecchio continente. Germania, Belgio e Olanda hanno chiesto agli U.S.A. di riprendersi le bombe: Italia e Turchia hanno manifestato l’intenzione di accoglierle. Tra l’altro, la decisione di "raggruppare le armi nucleari in meno località geografiche" era stata formulata dai padroni della Nato nel rapporto “U.S. non – strategic nuclear weapons in Europe” del 2010.







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